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Emigrazione siciliana

 

 

 

Emigrazione siciliana ... 
a cura H.Edda Cacchioni
Editor Gostwriter Scrittori
Counselor

 

Quando le persone si allontanano dal proprio territorio verso altre terre per motivi lavorativi, ambientali, religiosi, sociali si ha un fenomeno chiamato emigrazione.

Emigrazione estera e interna italiana
L'emigrazione al pari dell'immigrazione è un fenomeno che esiste da sempre restando in tema e nei nostri giorni i siciliani del novecento si sono spostati in tantissimi negli Stati Uniti e Argentina, partendo dai porti di Palermo e Castellammare del Golfo.
Mentre in direzione Svizzera, Belgio e Germania l'emigrazione meridionale c'è stata dopo la seconda guerra mondiale. Tuttavia intorno gli anni 50' del novecento i siciliani si spostavano verso le regioni del nord Italia nello specifico Piemonte soprattutto per andare a lavorare nella fabbrica Fiat di Torino.

La Sicilia in breve
La Sicilia è l'isola più grande del mar Mediterraneo circondata da tante piccole isole anche molto conosciute dai turisti del mondo: Lampedusa, Pantelleria e altre. Gli arcipelaghi che la costituiscono sono: Eolie, Egadi, Pelagie.
Le città più importanti sono Catania Messina e Palermo capoluogo della regione. Ex Regno di Sicilia dal 1130 al 1816. Unita nel Regno d'Italia dalla spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi nel periodo risorgimentale. La storia continua con un proprio parlamento e l'Assemblea regionale siciliana.


La sicilianità è raccontata da misconosciuti e autorevoli autori tra cui Giovanni Verga scrittore del verismo che nel ciclo dei vinti con il suo I Malavoglia racconta di personaggi benestanti attaccati alla ''roba'' trovati dalla sfortuna tornano alla loro terra alle loro radici.
 

Il racconto di un emigrante siciliano stabilitosi a Roma 
Francesco detto Ciccio parte dalla sua Sicilia e si trasferisce a Roma. Con se uno zaino in spalla e tanta voglia di vivere. Un ragazzo sulla quarantina che una volta separato sistemate le carte del divorzio lascia la sua casa e vuole darsi l'opportunità di un nuovo inizio. A Roma viene ospitato da un parente emigrato negli anni 70 si dice uno che ''oggi ce l'ha fatta'' e Francesco prova a seguirne l'esempio, ma non funziona. Il mondo adesso è anche digitale ed il lavoro di fotografo lo porta a stare spesso per strada. Arrivano le prime commissioni e inizia a lavorare. Qualche pressione la causa il suo accento che non a tutti i romani piace tuttavia è stimato e rispettato. Il mondo sembra appartenergli. Ma lui mi confida che non è stato tutto semplice e mi da il permesso di scriverlo, nella correzione dell'articolo ha solamente aggiunto che... nonostante fosse un adulto quando è arrivato a Roma il caos non gli piaceva affatto ma nemmeno la confidenza di certi 'tipi' ... si sentiva offeso da alcune battute e di altre se ne disinteressava soprattutto quando dalle tasche ne uscivano solo centesimi.
 

La scelta 
I parenti gli trovano un'appartamento nello stesso rione ma lui tergiversa perchè pensa di non farcela a mantenerlo, un conto contribuire alle spese e un altro ritrovarsi completamente da solo e arrivare a fine mese. Ne parla con suo amico siciliano anche lui e prendono casa insieme. Il lavoro era poco per entrambi la cena non c'era sempre sul tavolo e gli amici decidono di darsi da fare con altri lavori anche come camerieri. Trovano lavoro e anche chi gli dice ''emigrati non riuscite a casa vostra pensate di farcela qui da noi'' loro se la ridono e se ne infischiano. Due uomini con due storie lasciate nella bellissima Sicilia da non voler ripetere. Francesco io lo conosco da fb siamo amici in un gruppo sul ciclismo qui scambiamo opinioni e consigli, l'estate passata siamo andati insieme ad altri all'Argentario, un piccolo gruppetto di ciclisti ben  coordinati. Quando gli ho chiesto se voleva raccontare qualcosa della sua storia di emigrato ha accettato. L'intervista risulta semplice e breve perchè fondamentalmente lui non è arrivato a Roma con la speranza di niente ma solo la voglia di dimenticare un matrimonio fallito seppur con la sua ex moglie sono rimasti in buoni rapporti. Va spesso a trovare la figlia e la sua famiglia di origine della sua terra non dimentica nulla e quando è a Roma cucina piatti tipici e parla col suo gatto in dialetto siciliano. 

Il cicloturista
Mi ha raccontato che conosceva Roma da cicloturista e gli era rimasta a mente l'allegria delle persone ma che abitandoci era tutta un'altra cosa, aveva bisogno degli altri per trovare lavoro per parlare per andare a sbrigare questioni burocratiche e questo cambia le cose, non è lui a portare a dare ma lui chiede e qui si è accorto che ovunque si vada la differenza la fa il dio denaro. Da cicloturista erano felici di vederlo entrare al bar da residente emigrato se faceva una richiesta a cui non sapevano rispondere ammiccavano e beffeggiavano. A distanza di pochi anni l'accento è diminuito ha una compagna e anche la bicicletta è cambiata, oggi è un ciclista su bici da corsa che insieme alla sua donna abruzzese  hanno imparato a conoscere la città e la gente del posto rispettando le idee altrui e infischiandosene di chi gli chiede a volte <<di dove siete?>>. Gli chiedo del suo amico con cui a condiviso casa <<è tornato in Sicilia>>.
A tavola insieme i due mangiano a chi cucina prima a volte nella tradizione siciliana altre volte abruzzese ma dicono insieme <<quanto è bona la carbonara!>>

Non è facile per nessuno ma poi nell'età adulta ancora meno. Come dico io ''gioiosa serenità nei cuori è pace nel mondo'' poco importa se gli altri non ci accettano, non possiamo piacere a tutti, ma soprattutto evitiamo di piacere a certi tipi... 

 

 

 

Fonte
. Francesco & Rita 
. H.Edda 

Barbablù di Petralia è un uomo con la barba blu dal cuore buono che rimasto solo con un bimbo dopo la morte della sua amata si trascura e diventa brutto. La poesia che segue è anonima ... 

 

La canzone di Barbablù

Nu paisi di Petralia
c’era un vecchiu ca varba blu,
quannu c’era china la luna
iddu parlava cu Gesù,
Ma u Signuri nun canusciva
li turmenti di Barbablù
ca a lu venniri matinu
mancu a Diu cridiu cchiu’.
Iu canusciu la so svintura
e la cantu accussi comè
troppu beni vosi a Maria
e sta svintura pazzia nun n’è
Cu li picuri a la muntagna
caminava tuttu lu jornu
e alla sira quannu turnava
c’era Maria ca l’aspittava.
Quannu scinni ‘ntra lu paisi
iddu passa senza taliari
e la genti dici ca è pazzu
picchi porta la varba blu.
Poi ci nasci lu picciriddu
era notti di Natali,
c’era ventu e c’era friddu
‘nda lu cori di Barbablù.
La so fimmina ci muriu
e lu figgliu ci chiangia
un ti pozzu ia lassari e vulau di Petralia.
Iddu vulissi pirdunari
ma ingiuria macari a Diu,
a Maria chiama forti,
guarda la luna e sbarra l’occhi,
a Maria chiama forti
guarda la luna e sbarra l’occhi.

 

 

Fonte
. internet 

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