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BIKE TOUR Mattinata romana per i sette colli di Roma. Per la settimana dedicata alla mobilità sostenibile

 
 
Mattinata romana per i sette colli di Roma
 Per la settimana dedicata al Bike To Work


a cura H.Edda Cacchioni

 

 

Storia in breve
La città di Roma è costruita su alture chiamate colli alti circa 50 m.. Questi colli sono sette visibili nel centro storico.
Si suppone che abbiano correlazione con le sette Pleiadi della mitologia greca.


 



Programma
Tipologia: cicloturistica

Difficoltà: (^_^) (^_^)

Lunghezza: 20 km

Altitudine 200 m circa

Trasporto: bici


Organizzatrice H.Edda Cacchioni

e-mail radioh2e@libero.it


Informazioni
data 17 settembre 2021 
RIMANDATA CAUSA FORTE TEMPORALE GIA' DALLA SERA  PRIMA E ORE DEL MATTINO.

ore 8.30

luogo d'incontro Roma indirizzo tramite e mail

durata 3-4 ore

categoria evento uscite 


Note
- Kit riparazione

- casco

- abbigliamento da bicicletta per ''giri''

- lucchetto bici

- acqua e sneck

- pranzo al sacco per chi resta nel pomeriggio per la lettura di un libro a tema. Sceglieremo il parco insieme, solitamente Villa Borghese

 



Itinerario l'Aventino- il Campidoglio - il Celio- l'Esquilino- il Palatino- Quirinale- il Viminale (segue traccia gps)

Descrizione
Una mattinata tipica romana all'insegna di una pedalata tra i sette colli della nostra Roma con pausa per un gelato per ristorarci e goderci attimi di dialetto e simpatia tipica della gente del luogo!


*** TUTTI I PEDALATORI DEVONO MANTENERE LA STESSA ANDATURA CICLOTURISTICA COMPRESE L'E-BIKE


PER AGGREGARTI IN MODO AUTONOMO E RESPONSABILE INVIA
UN MESSAGGIO NEI CONTATTI OPPURE UNA E MAIL radioh2e@libero.it

 



 

PER AGGREGARTI IN MODO AUTONOMO E RESPONSABILE INVIA
UN MESSAGGIO NEI CONTATTI OPPURE UNA E MAIL radioh2e@libero.it

 

Fonte
. siti web . wikipedia . Felice Vinci . H.Edda

 


Possibile la richiesta per percorsi Bike-Walk Tour Roma con presentazione luoghi visitati in lingua italiano-francese-inglese-spagnolo-Lis con H.Edda

 

Le uscite richieste non sono rappresentate in ambito della disciplina del Codice Turistico
ergo ognuno è sotto la propria responsabilità

 



... Riprendi dallo sport clicca sul PREPARAZIONE ALLO SPORT

 

 

😎

 

 

Ciao sono H.Edda  In qualità di Relatrice Cicloturistica organizzo uscite culturali. In tal senso concilio la mia passione per la bicicletta con l'arte e la cultura. La bici è il mio mezzo di trasporto a cui affianco il treno per gli spostamenti più veloci. Ho una mtb, una bici da corsa e una pieghevole che utilizzo in base al percorso e agli impegni. 

 

 

 

 

 

H.Edda Cacchioni
Counselor Editor Scrittrice
Atleta Artista

 

I 7 COLLI DI ROMA

 

Celio
Il Celio era già considerato colle di Roma con Romolo sicuramente con Tullio Ostilio o Anco Marzio. Fece parte della I regione cittadina (suburana) quando fu suddivisa la serviana. Originariamente era chiamato Querquetulanus per la presenza di molte querche dopodiché prese il nome di Caelius dall'etrusco Celio Vibenna uno dei fratelli di Vulci collaboratore politico per l'elezione di Servio Tullio a re di Roma
Vicino Porta Capena si trovano le traccie dei culti dei boschi, la Ninfa Egeria nel bosco delle Camene. Numa Pompilio ne era sostenitore.
Il Colle Celio è lungo 2 km va da Porta Maggiore fino a Porta Capena e Colosseo. Da porta Capena (s.gregorio) a Caelimontana. I resti trovati delle abitazioni risalgono al II sec. d.C
i hanno vissuto le famiglie dei Simmaci vicino la basilica hilariana e dei Tetrici e i Fausta probabilmente si chiama con questo cognome la sposa di Costantino.
Sul Colle vennero costruite caserme per le truppe di stanza nella capitale. Vicino la residenza dei Valeri in corrispondenza della chiesa di Santo Stefano Rotondo si trovava la sede della V corte dei vigili. L'attuale basilica San Giovanni in Laterano è stata la basilica di San Salvatore sorta sull'accampamento severiano voluto da Settimio Severo nel 193 come caserma per il corpo di cavalieri della guarda imperiale. L'abbandono e ruralizzazione inizia dopo il sacco del 410.
I monumenti presenti su Colle Celio sono: Colosseo-Arco di Costantino-Arco di Dolabella-Tempio del Divo Claudio-Case romane sul Celio-Grandi Lupanaridel Celio-Domus Valerii


Palatino
Palatino deriva da Pallantion città di origine del principe Evandro ma alcuni studiosi azzardano altre provenienze. Col tempo Palatium s'intende il palazzo imperiale oggigiorno sul territorio si vedono i resti archeologici delle prime abitazioni e agglomerati urbani del I milennio a.C. compresa la casa di Augusto. In questo spazio si aveva la festa dei Lupercalia in rispetto della Lupa. Si partiva in processione dalla grotta del Lupercale ai piedi del Palatino vestiti di pelli o nudi e si dirigevano in direzione del Tevere e si faceva il giro del colle, frustando chiunque venisse a tiro soprattutto le donne come rito di fecondità. Molti culti sono passati per questo colle in epoca repubblican.
Sul Colle Palatino ci abitò la classe dirigente romana:
- Marco Valerio Massimo, console nel 505 a.c.
- Gneo Ottavio, console nel 165 a.c.
- Tiberio Sempronio Gracco, padre dei due famosi tribuni della plebe
- Marco Fulvio Flacco, console nel 125 a.c.
- Marco Livio Druso, tribuno della plebe nel 91 a.c.
- Cicerone e suo fratello Quinto
- Tito Annio Milone, amico di Cicerone e uccisore di Clodio, che pure viveva sul colle
- Quinto Ortensio Ortalo, oratore, la cui casa fu poi acquistata da Augusto
- Marco Antonio, il triumviro
- Tiberio Claudio Nerone, padre di Tiberio

Sotto la Domus Flavia si trova la Casa dei Grifi e l'Aula Isiaca. Su questo colle nacque Augusto e chi lo seguì costruì palazzi imperiali come quello di Tiberio (Domus Tiberiana) di Nerone (Domus Transitoria e Domus Aurea) dei Flavi (Domus Flavia e Domus Augustana) e di Settimo Severo (Domus Severiana e Settizonio)
I palazzi di Augusto Tiberio Domiziano sono visibili. La parola ''palazzo'' deriva dal latino
Palatium

Su questo colle si ha la copia della stuatua di marco Aurelio e inoltre si può vedere il centro di Roma. I monumenti più importanti sono: Foro Romano-Fori Imperiali-Arco di Tito-Arco di Settimio Severo.

Viminale
Il Viminale è il colle più piccolo. Prende il nome per i vimini (salix viminalis) che si trovavano sul colle. Sito tra Esquilino e Quirinale in epoca romana era delimitato dal Vicus Longus (attuale via Nazionale) dalla Suburra, e dal Vicus Patricius ( oggi via Urbana)
Annesso alla città dal VI re di Roma Servio Tullio. Sul Viminale ci sono le terme di Diocleziano e Santa Maria degli Angeli edificata sulle terme.

 

In via Balbo via Panisperna Santa Pudenziana sono stati scavati i resti di ricche case del II e I secolo a. Cristo. Tra il 298 e il 305 d.C. Durante Diocleziano furono costruite le Terme nella zona verso la fine del Vicus Longus (via Urbana) fra Viminale e Quirinale.

 

Quirinale
Chiamato con in Viminale Collis nell'antichità e non montes come gli altri. Nell'età del ferro era già occupato da genti di cui si sono trovate le tombe scavate presso la Porta Collina la Porta Sanqualis è stato anche trovato un vaso di Dueno con un iscrizione in latino (tra VII/VI sec. a.C)
Una antica leggenda tramanda la storia di un esistenza di un villaggio dei Sabini in cui è vissuto il re Tito Tazio in tempo di pace tra i Romani e i Sabini in concomitanza dell'unione del colle alla città quadrata del Palatino. Si dice che quando è morto Romolo gli fu edificato un tempio sul colle che prese il nome Quirinale. Annesso alla città, per alcuni studiosi dal sesto re di Roma Servio Tullio. C'era anche il santuario di Semo Sancus (446 a.c.) e la tomba di Quirino.
:/:

per motivazioni lavorative non ho avuto il tempo di continuare una ricerca accurata e redazionarla. Appena mi sarà possibile farò un mio articolo nel frattempo di seguito ho aggiunto un copia e incolla con buone e veritiere informazioni prese da internet. Grazie 

 

Sul colle si trovava l'antichissimo santuario di Semo Sancus (446 a.c.) e la tomba di Quirino, che Lucio Papirio Cursore trasformò in un tempio per il suo trionfo dopo la III guerra sannitica.
Molto antico era anche il Capitolium Vetus, dove il culto della Triade Capitolina (Giove, Giunone, Minerva) potrebbe essere stato celebrato qui prima che sul Campidoglio.
C'era pure il tempio di Flora, una Dea osco-sabina, e al confine col Viminale, il santuario di Diana Planciana, all'inizio del Vicus Longus, dove si allineavano vari altri santuari: della Pudicitia Plebeia, di Fortuna Euelpis, di Spes e di Febris.
Presso la Porta Collina si trovavano altri tre templi di Fortuna (uno detto della Fortuna Primigenia), mentre, fuori della porta, erano situati il tempio di Venere Erycina (215 a.c.) e un tempio di Ercole, fino al quale si sarebbe avvicinato Annibale per esaminare le fortificazioni di Roma.
Sotto la Basilica di Santa Pudenziana, sono stati trovati mosaici databili tra il II e l'inizio del I secolo a.c.
In epoca augustea il colle, col Viminale, divenne la sede della VI regione augustea e Augusto ordinò la costruzione di un tempio dedicato a Marte, mentre al di fuori delle mura serviane Tiberio fece costruire i Castra Praetoria. Domiziano fece erigere, nella sua casa natale, il tempio della Gens Flavia, ma l'edificio sacro più importante della zona era il tempio di Serapide, costruito da Caracalla.
I culti orientali sono documentati anche dalla presenza del mitreo Barberini e dell'Ipogeo di via Livenza (pagano e cristiano).
Tra gli inquilini famosi del quartiere ci furono Tito Pomponio Attico, amico e corrispondente di Cicerone, Vespasiano e Marziale. La zona più settentrionale confinava col Pincio ed era in parte occupata dagli Horti Sallustiani, villa privata dell'imperatore in città.

 

Delle Terme della città volute da Costantino restano solo dei disegni del XVI sec. Rispetto alle terme di Diocleziano erano più piccole e raffinate.
Le principali direttrici del quartiere erano quelle che attraversavano il colle in lunghezza, da sud-ovest a nord-est:
- il Vicus Patricius,
- il Vicus Longus (equivalente all'attuale via Nazionale)
- e l'Alta Semita.
Le vie trasversali erano più piccole e meno trafficate, dai caratteristici saliscendi per superare le ripide pendici del colle.

Nel medioevo vennero costruite la Torre delle Milizie e il convento dei San Pietro e Domenico sopra al palazzo di Nerva, e sopra le terme di Costantino venne eretto Palazzo Rospigliosi; oltre alle due famose statue dei Dioscuri con i cavalli, originariamente in questo luogo c'erano anche le due statue degli Dei del fiume che Michelangelo spostò sulla scalinata del Palazzo Senatorio del Campidoglio.

Il Quirinale vero e proprio era l'estremità orientale della collina, dove si trovavano il tempio di Quirino e la porta nelle mura serviane. Qui si dice che anticamente si trovava un piccolo villaggio dei Sabini; in età romana invece vennero realizzate le Terme di Costantino, il Capitolium Vetus e il Tempio di Serapide.
Le vallate laterali erano invece molto più profonde di ora e vennero colmate in varie epoche: per esempio in piazza Barberini, il livello vergine del suolo si trova a 11,75 metri di profondità, mentre dal lato di via Nazionale la pavimentazione antica si trova ben 17 metri sotto terra. I dislivelli repentini delle strade trasversali (come quella antica che è stata ricavata da via delle Quattro Fontane) arrivavano anche a 25 metri con ripidi saliscendi.

Monumenti:


- Sepolcro dei Sempronii
- Ara dell'incendio neroniano
- Magazzini di Lucio Nevio Clemente
- Mitreo Barberini
- Horti Sallustiani
- Ipogeo di via Livenza

 

Aventino
Il più a sud tra i colli di Roma è l'Aventino, anticamente il più difficile da raggiungere, di forma trapezoidale e molto ripido. Fu tradizionalmente sede dei plebei, contrapposta al Palatino sede del patriziato.
Nei miti relativi alla fondazione di Roma è legato alla leggenda di Ercole e Caco e alla figura di Remo, che lo scelse come luogo da cui avvistare gli uccelli in volo nella disputa con il fratello Romolo per la scelta del luogo di fondazione.
E' collegato ad un altro piccolo colle, detto Piccolo Aventino (attualmente "collina di San Saba"). il nome potrebbe deriverebbe da un re di Albalonga, figlio di Ercole, che qui sarebbe sepolto, o dalle locuzioni "ab adventu hominum" (dalla venuta degli uomini) che era la denominazione di un tempio dedicato a Diana, o "ab advectu" per le paludi che lo circondavano, o, secondo Plutarco, da "ab avibus" per gli uccelli che vi si dirigevano dal Tevere da cui trarre auspici, oppure per l'avena che vi si coltivava e di cui si faceva commercio nel mercato della valle sottostante.


- Circo MassimoIl colle fu poi inserito nella città ai tempi di Anco Marzio, che l'avrebbe popolato con i profughi delle città da lui conquistate (Ficana, Medullia, Tellenae e Politorium) e ricevette una prima fortificazione indipendente, perché fosse più difendibile dagli attacchi dei nemici. Il colle viene descritto come basso e largo al perimetro 18 stadi, coperto da una fitta selva di svariate specie di alberi, tra i quali spiccavano quelli di Lauro.
Fu tradizionalmente sede dei plebei, contrapposta al Palatino sede del patriziato: con la Lex Icilia de Aventino publicando, del 456 a.c., l'area del colle fu distribuita tra i plebei per costruirvi case, rimediando ad una precedente occupazione di suoli di proprietà pubblica da parte dei patrizi, che aveva scatenato proteste e rivolte.
Il colle ebbe quindi il carattere di quartiere popolare e mercantile (anche per la sua posizione presso l'antico porto fluviale dell'Emporium). Per il suo carattere plebeo il colle fu anche la sede dell'estrema difesa del tribuno della plebe Gaio Sempronio Gracco nel 123 a.c.
In età repubblicana entrambi i settori all'interno delle Mura serviane sembrano essere stati compresi nella denominazione "Aventino", ma con la suddivisione augustea furono suddivisi tra le regioni XIII (poi Aventinus) e XII (Piscina Publica). Più tardi era all'interno della prima cinta muraria del VI secolo e successivamente delle repubblicane mura serviane, pur restando fuori del pomerio fino all'età di Claudio.
Grazie alla sua particolare posizione nei pressi del porto fluviale (Emporium), l'Aventino divenne sede di una nutrita colonia mercantile di stranieri. In epoca repubblicana vissero nel quartiere i poeti Ennio e Nevio.
La vita economica della città nel frattempo si era spostata dall'antichissimo ma piccolo Foro Boario alla pianura a sud dell'Aventino, dove dall'inizio del II sec. a.c. vennero costruiti il nuovo porto fluviale (Emporium), l'enorme Porticus Aemilia e i grandi magazzini e depositi degli Horrea Galbana, Lolliana, Aniciana, Seiana e Fabaria, oltre al mercato del pane (Foro Pistorio). La via Marmorata reca traccia di uno dei più importanti prodotti che qui transitavano dopo essere sbarcati: il marmo.
Qui si trovavano importanti monumenti di Roma, per la sua posizione al di fuori dei limiti ufficiali della città, l'Aventino fu spesso scelto per i luoghi di culto delle divinità straniere, a cominciare dal tempio di Diana, un santuario federale eretto da Servio Tullio, il Tempio della Luna, il Tempio di Minerva, alcune Terme, e molte residenze di aristocratici romani. Da qui si può ammirare ammirare l'intero Circo Massimo.
Alle spalle di questi edifici si venne formando il Monte Testaccio, una collina artificiale alta 30 metri, nata dall'accumulo dei cocci delle anfore portate a Roma come tributi pagati da tutte le province dell’Impero. Vi ebbero anche sede i culti della principale divinità cittadina trasferiti a Roma dalle città conquistate e distrutte con il rito dell'evocatio (ossia il trasferimento a Roma della divinità protettrice della città sconfitta), come il tempio di Giunone Regina (da Veio) e quello di localizzazione incerta di Vertumno (da Volsinii, oggi Bolsena). Altri santuari erano quelli di Iuppiter Liber e della Libertas.
Sulle pendici verso il Circo Massimo, fu costruito nel 495 a.c. un tempio di Mercurio e nel 493 a.c., ad opera del dittatore Aulo Postumio, in seguito al responso dei Libri sibillini, venne edificato il santuario dedicato a Cerere, Libero e Libera (corrispondenti a Demetra, Dioniso e Kore). Alle sue pendici, non lontano dalla Porta Trigemina, si trovava un altare dedicato al semi-Dio Evandro.
In età imperiale il carattere del colle mutò e divenne sede di numerose residenze aristocratiche, tra le quali le case private di Traiano e di Adriano prima che divenissero imperatori (privata Traiani e privata Hadriani) e di Lucio Licinio Sura, amico di Traiano.
Più tardi vi sono documentati santuari di divinità orientali, come quello dedicato a Giove Dolicheno, del 138; un Iseum (santuario della Dea egiziana Iside Athenodoria) sorgeva in corrispondenza della attuale basilica di Santa Sabina e mitrei in corrispondenza delle chiese di Santa Prisca e di Santa Balbina (mitreo di Santa Prisca e mitreo di Santa Balbina). Sul Piccolo Aventino aveva sede il tempio della Bona Dea, detto anche della Bona Dea Subsaxana.
Vi vissero inoltre l'imperatore Vitellio e il praefectus urbis Lucio Fabio Cilone, al tempo di Settimio Severo. Questo nuovo carattere di quartiere aristocratico fu probabilmente la causa della sua totale distruzione durante il sacco di Roma di Alarico I, nel 410. Anche perché vicino al Tevere. Parlano del quartiere anche alcune lettere di Sofronio Eusebio Girolamo. La popolazione più povera si era nel frattempo spostata più a sud, nella pianura vicina all'Emporium e sull'altra riva del Tevere.

Tra le molte domus del quartiere, altre sono state scavate sotto Santa Sabina e Santa Prisca. Nella zona detta "Piccolo Aventino" si conosce la Domus Cilonis, casa di Lucio Fabio Cilone, praefectus urbi nel 203 e console nel 204, che l'aveva ricevuta in dono da Settimio Severo e che è stata individuata sotto la chiesa di Santa Balbina.
Nel 1958 sotto il villino della famiglia Bellezza (in Largo Arrigo VII, non distante dal mitreo di S.Prisca) fu rinvenuta una domus di epoca tardo repubblicana. La parte scavata della domus, detta talora anche "Picta" ed a 12 metri di profondità, è formata da due stanze (quella delle colonne ioniche e quella con gli affreschi in giallo) e da un criptoportico. Gli affreschi sono in genere del IV stile, i pavimenti - solitamente ben conservati- sono in genere su fondo di "cocciopesto".
Tra le case demolite per far posto alle terme di Caracalla ce n'era una scavata nel 1858 sotto la vigna Guidi, che presentava numerosi ambienti ricchi di mosaici, pitture e sculture: durante un saggio successivo (1970) sono stati ritrovati i resti ben conservati e ricostruibili di un soffitto dipinto e si è riusciti a datare il complesso al 130-138 a.c.

Vi sono interessanti monumenti:
- Terme di Caracalla (plebei)
- Termae Suranae di epoca traianea
- Terme Decianae (prima metà del III sec.)

  • i mitrei in corrispondenza delle chiese di Santa Prisca e di Santa Balbina (mitreo di Santa Prisca e mitreo di Santa

  • Balbina).


  • - la Domus Ciloni

  • - Domus Bellezza


    - la Caserma (statio) della IV coorte dei vigili

 

 

L'Esquilino
L'Esquilino, o Esquiliae (esterno alle mura), è formato dalle alture del Cispio (a nord) e del colle Oppio (a sud). Secondo la tradizione, il colle venne integrato nella città verso la metà del VI sec. a.c. dal re Servio Tullio. L'Esquilino è il più alto ed esteso dei sette colli su cui fu fondata Roma.
Il nucleo abitato dell'Esquilino ha origini nell'VIII sec. a.c., come un sobborgo della città palatina. Vi si trova infatti un’estesa necropoli con una fase databile tra la metà dell'VIII e la metà del VII sec. a.c.


Esso è formato da tre alture:
- l'Opius nel settore meridionale,
- il Fagutal in quello occidentale, confinante con la Velia,
- e il Cispius nella parte settentrionale, dove si trova attualmente la basilica di Santa Maria Maggiore. Il colle fu poi annesso alla città da Servio Tullio, sesto re di Roma.

Sul nome vi sono diverse ipotesi:
- Alcuni affermano che gli exquilini erano gli abitanti della fascia suburbana per distinguerli dagli inquilini che risiedevano nell'Urbe. Aexquilae deriva dalla radice di ex-colere, che significa appunto "abitare fuori" (dalle mura).

- Per altri il toponimo proverrebbe da aesculi (eschi), arbusti di leccio cari a Giove: sul colle, alle origini, si trovavano appunto un tempio e un bosco sacro a Mefite e Giunone Lucina, divinità cui gli antichi abitanti si rivolgevano affinché fugassero i miasmi della malsana zona circostante.
- Una terza ipotesi è che esso derivi da excubiae, ovvero le guardie mandate da Romolo per difendersi dalle insidie sabine di Tito Tazio.

Vi albergano molti importanti monumenti:
- obelisco di Piazza dell'Esquilino
- Colonna della Pace
- Ara di Mercurio
- Arco di Gallieno
- Horti di Mecenate

- l'Auditorium di Mecenate
- Trofei di Mario
- Tempio di Minerva Medica
- l'Ipogeo degli Aureli
- il Sepolcreto di via Statilia



Il Campidoglio
Il Campidoglio, detto anche Monte Capitolino (Mons Capitolinus), è uno dei sette colli su cui venne fondata Roma. La sua altezza massima è di 38 m s.l.m. Una sella (Asylum) divideva la sommità settentrionale (Arx) da quella meridionale (Capitolium propriamente detto), una cui propaggine, la Rupe Tarpea, era il luogo da dove venivano fatti precipitare i traditori. Per la sua collocazione, tra la pianura del Foro Romano e il fiume Tevere, in prossimità del guado dell'isola Tiberina, fu l'acropoli cittadina.
Il Campidoglio dovette essere abitato fin dall'età del bronzo, come provano alcune ceramiche scoperte ai piedi di esso, nell'area di Sant'Omobono e nello scavo presso il cosiddetto Giardino Romano. Secondo la leggenda, il primo insediamento sul colle fu fondato dal Dio Saturno, nel quale furono accolti i Greci guidati da Ercole. Secondo lo storico Tacito, il Campidoglio, come pure il sottostante Foro Romano, furono aggiunti alla Roma quadrata di Romolo da Tito Tazio. 

Altri lavori sul monte furono eseguiti dal quinto re di Roma, Tarquinio Prisco, il quale vi costruì l'ingresso trionfale. Al Campidoglio è legato il racconto della presa della rocca, ad opera dei Sabini che, guidati da Tito Tazio, attaccarono i Romani, per vendicarsi del Ratto delle sabine. Presa la rocca, grazie al tradimento di Tarpeia, i Sabini impegnarono i Romani in una guerra, che terminò solo grazie all'intervento delle donne sabine rapite, ormai spose e madri dei romani.
Nel 460 a.c., il Campidoglio fu occupato dai quattromila armati del sabino Appio Erdonio che, con questo colpo di mano, tentò di farsi padrone della città. Erdonio vi resistette per quattro giorni, fu infine vinto, catturato e ucciso dai Romani, guidati dal console Valerio Publicola, anch'esso morto in seguito ai combattimenti. Dopo la guerra contro i Sabini, Campidoglio e Quirinale furono inseriti nella città.
L'antica via di accesso carrozzabile del Campidoglio era il Clivus Capitolinus, continuazione della Via Sacra, che iniziava nei pressi del tempio di Saturno: ne è visibile ancora un tratto notevole dopo il portico degli Dei Consenti; più avanti la strada è franata con gran parte delle pendici meridionali della collina; probabilmente proseguiva in linea retta, girando poi per sboccare davanti al tempio di Giove.

Vi era l'antico auguraculum o recinto augurale, spazio consacrato orientato secondo i punti cardinali, dal quale si prendevano gli auspici. Nel 216 a.c. vi venne edificato anche un tempio dedicato alla Concordia. Il nome del colle era fatto derivare dalla testa (non si sa se un cranio o una statua) rinvenuta durante gli scavi per le fondazioni del tempio di Giove Capitolino (Capitolium), dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), che anticamente occupava la seconda sommità ed era solo un altare. Il tempio vero e proprio venne iniziato, secondo la tradizione, da Tarquinio Prisco, continuato da Tarquinio il Superbo e terminato solo all'inizio della Repubblica.

Le cerimonie trionfali, che prima si concludevano al tempio di Giove Feretrio, risalente a Romolo, che appese le armi prese in combattimento al re nemico (spolia opima) si elevarono poi sul Campidoglio. Nel tempio di Giove erano inglobati anche i santuari di Terminus e Iuventas, che non vollero essere distrutte, o almeno non lo vollero i romani.

All'epoca dell'invasione gallica del 390 a.c., il Campidoglio fu sede dell'episodio delle oche capitoline, tenute nel recinto sacro del tempio di Giunone, che con il loro starnazzare svelarono il tentativo di assalto notturno dei Galli. In ricordo dell'episodio venne eretto nel 345-344 a.c. il tempio di Giunone Moneta (moneta o "ammonitrice").

Subito dopo l'assedio gallico del 390 a.c., le difese furono rafforzate con un muro in corrispondenza della depressione centrale, che fungeva da opera di sostruzione (cioè di contenimento delle pendici) e da fortificazione. Esso però cadde in disuso, dopo la costruzione delle mura serviane nel 378 a.c. In questo muro difensivo si aprivano una serie di porte: una sul lato verso il Foro Romano (porta Saturnia, presso il tempio di Saturno, o porta Capitolini (mons), o porta Tarpeia, o ancora porta Pandana, ovvero "sempre aperta" per i Sabini in seguito all'accordo tra Romolo e Tito Tazio), permetteva l'accesso dal clivus Capitolinus, la via seguita dai cortei dei trionfatori. 

Una seconda porta (porta Catularia) si apriva sul lato opposto, per un asse viario in salita (clivus) proveniente dal Campo Marzio, mentre una terza porta (porta Carmentalis verso sud-ovest) permetteva l'ingresso della scalinata dei Centum gradus, il cui nome evoca i cento gradini che scendevano dal Fornix Calpurnius sul lato della Rupe Tarpea, verso il teatro di Marcello. Altri nomi di porte del Campidoglio ci sono tramandati dalle fonti (porta Flumentana, forse verso nord-ovest, e porta Fontinalis o forse Ratumenna a nord-est).

Un ulteriore accesso dal Foro Romano era costituito dalla scalinata delle Scalae Gemoniae, che salivano all'Arx in corrispondenza forse della scalinata attuale, passando tra il Carcer e il tempio della Concordia; sopra di esse venivano gettati i corpi dei giustiziati della vicina prigione per il delitto di lesa maestà sotto l'imperatore Tiberio. I gradus Monetae, la scalinata diretta al tempio di Giunone Moneta, erano probabilmente un prolungamento delle Scalae Gemoniae, nel punto più alto della cittadella.

Nella sella tra le due cime (Asylum o inter duos lucos, attuale piazza del Campidoglio) si trovava il tempio di Veiove (192 a.c.), i cui resti sono tuttora visibili nei sotterranei dei Musei Capitolini.
Nel 133 a.c., venne ucciso durante un comizio nei pressi del tempio capitolino Tiberio Gracco, nel corso di una sommossa provocata dall'aristocrazia. Egli cadde probabilmente alla sommità della scalinata che scendeva verso il Campo Marzio, dove più tardi venne eretta una sua statua molto venerata dal popolo.

Nell'83 a.c. un gravissimo incendio distrusse il Campidoglio, compreso il tempio di Giove. Fu incaricato della ricostruzione Quinto Lutazio Catulo, che nel 78 a.c. completò il Tabularium, o archivio dello Stato, che copriva il fianco del colle sul lato del sottostante Foro. I lavori al Campidoglio si protrassero fino al 69 a.c.

Sul Capitolium, Augusto fece costruire un piccolo tempio dedicato a Marte Ultore, prima della dedica del tempio omonimo nel Foro di Augusto. Svetonio racconta che durante le calende di gennaio, il popolo portava doni sul Campidoglio, anche quando Augusto era assente da Roma. Con il denaro ricavato, Ottaviano fece costruire numerose statue di Dei, che consacrava nei vari quartieri, come quella di Apollo Sandalario (protettore dei calzolai) o quella di Giove Tragedo (protettore degli istrioni, attori di teatro), e tante altre ancora.

Dopo la morte di Nerone e la successione sul trono di Galba e Otone (69 d.c.), sul colle si asserragliarono i partigiani di Vespasiano, incalzati dalle truppe di Vitellio. Il colle e i monumenti furono dati alle fiamme che devastarono di nuovo l'area. Vespasiano, una volta diventato imperatore, restaurò gli edifici e il tempio di Giove venne riaperto nel 75 d.c.

Poco dopo però, nell'80 d.c. all'epoca di Tito, il fuoco divampò di nuovo risalendo le pendici dal Campo Marzio. La ricostruzione avvenne sotto Domiziano, dall'81. Risalgono a questa fase i templi degli Dei Consenti e di Vespasiano e Tito, posti alle pendici del colle verso il Foro. Adriano e Marco Aurelio portarono poi nuovi abbellimenti al colle, ormai divenuto solo luogo di culto e méta delle processioni e dei trionfi.

 

All'epoca di Traiano, in seguito alla spianata della sella per la costruzione del Foro di Traiano, il taglio nelle pendici orientali del colle fu regolarizzato con una facciata in laterizio con nicchioni. Sulle pendici del colle erano sorti edifici di abitazione, in parte eliminate per la costruzione del Vittoriano negli anni 1926-1930, che risparmiarono solo i resti di un'insula tuttora visibili presso la scalinata dell'Aracoeli. .

 

FONTE
tutte  le informazioni in corsivo è 'copia-incolla' ripreso da un sito internet. 

 

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