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Il teatro come azione pedagogica

 

 

Teatro come azione pedagogica
a cura Edda Cacchioni

Counselor Editor Scrittrice


 

 




Affronto il tema di oggi ricordando un articolo visionabile su questo blog dal titolo 'Lavorare e fare teatro' in cui risalta l'importanza del ruolo del teatro anche sul lavoro. E' un articolo ironico-sarcastico che suggerisco vivamente di leggere e siccome a me interessa la vostra opinione, iscrivetevi alla new letter e lasciate un commento.
Torniamo al focus di oggi... In  grandi linee il teatro racchiude discipline diverse per poi dare forma ad uno spettacolo.
La parola *teatro* deriva dal greco e significa ''spettacolo'' più precisamente dal verbo 'theàomai' che vuol dire ''vedo''.
Lo spettacolo prevede un pubblico e degli attori che solitamente sanno recitare o rappresentare la piecè con la parola, i gesti, la musica, la danza, il canto e quanto altro. Senza entrare nel dettaglio internet offre risposte esaustive alla domanda cos'è il teatro e quando appare per la prima volta... e così via!

Il teatro quindi in misura di apprendimento comportamentale ma anche di lingua compreso il dialetto come vedremo in seguito, ha, se usato nella didattica una incidenza pedagogica come sostiene Walter Benjamin.
Benjamin ritiene che il teatro è di supporto soprattutto all'educazione proletaria in quanto i bambini di questa fascia sociale hanno bisogno di un luogo determinato in quanto vanno educati in un territorio circoscritto.
Il teatro borghese pone l'accento sull'estetica e qui si contrappone al pensiero di Benjamin in quanto egli crede che il teatro ha principalmente finalità comunicativa.
Sulla stessa linea di pensiero Rosetta Infelise Fronza trova nel teatro l'esplicitazione della capacità creativa da cui scaturisce il gioco. Quindi per Rosetta è teatro: la contestazione, la creazione, la relazione.

 


Quando le persone, adulto giovane bambino recitano diminuisce lo stato di allerta perchè è un ''facciamo finta di essere...''
Ma vediamo Eschilo filosofo cosa pensa del teatro. Secondo il filosofo l'essere umano ha in se tutto ciò che serve per fare teatro, nel suo scritto 'I Persiani' egli insegna ad una intera città a recitare e fare teatro, in cui perno principale è lo scambio delle parti. Ogni cittadino si cala nella storia di un'altro cittadino ma non una persona qualunque piuttosto, la regola del gioco vede le persone calarsi nei panni del proprio nemico, cosicchè il dolore di una mamma che aspetta il figlio tornare dalla guerra si riesce a provarlo attraverso l'Immedesimazione ergo l'Identificazione.


J.J. Rousseau oserebbe dire ''se copio qualcun altro non sono io'
Il filofoso scrittore musicista pedagogo del 1700  di idee platoniche ritiene che il teatro impedisca di avere un contatto autentico con la natura essendo imitazione di una copia, egli inoltre riteneva il teatro al pari della pittura un offesa alla Verità. Il teatro è un inganno! Va eliminato!!!                  Al contrario Diderot riteneva che il teatro rappresentasse la natura tuttavia come Rousseau  nota delle incongruenze espressive colme di superficialità e sterilità da correggere, inoltre modificate. In tal senso proponeva una riformazione degli elementi tecnici e usare il teatro come formazione della morale.

 


Sappiamo che le favole e le fiabe i racconti per bimbi sono ricche di morale e quasi tutti conosciamo la fiaba di Pinocchio il fanciullo per antonomasia. Perchè fanciullo e non bambino?
Perchè la parola bambino deriva da  *bambo che vuol dire ''sciocco''.
Fanciullo deriva da *fancello e vuol dire ''fante'' cioè l'apprendista presso un cavaliere.
Il bambino è sciocco finquando desideroso di libertà fugge e diventa fanciullo. Pinocchio si comporta proprio così, fugge dai doveri famigliari e scolastici verso la libertà e la trova nel gruppo dei pari, nel parco giochi, in un teatro di burattini. Proprio in mezzo ai suoi simili Pinocchio vive l'esperienza di maturità interiore cercando di salvare Arlecchino compagno di avventure caduto nella rete del cattivo burattinaio.
Tra l'altro il burattino ben costruito da Geppetto non è privo di dettagli tra questi notiamo l'assenza delle orecchie che lascia dedurre una semplice morale: nessuno può educare all'ascolto chi non ha interesse a udire.
L'altro dettaglio è l'apparato di defecazione e urinario, manca perchè il burattino non mangia e non beve e soprattutto visto la  duplicità dell'apparato come organo legato alla sessualità i burattini non fanno sesso non hanno bisogno di riprodursi e non provano piacere e qui ritroviamo il periodo di latenza dei bimbi e la non necessaria sessualità se non come esplorazione territoriale di come si è 'fatti'.

Il teatro funge da azione pedagogica s'infrange nelle regole per ridondarne l'importanza attraverso contestazioni creative che fanno parte del proprio vissuto della propria realtà presente e soggettiva.
Chiudo con una citazione di pensiero platonico: << Fuggi dall'inganno della caverna.>>.


 

 

 


RIPROPOSTA 

Fonte
. Edda Cacchioni online
. wikipedia
. Emma Nanetti

 

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