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Burnout e i lavori socio-sanitari; un accenno

 

 a cura Edda Cacchioni
Counselor Editor Scrittrice

 

Alcuni lavori di tipo socio-sanitari con preponderanza al contatto umano richiedono un apporto maggiore di coinvolgimento professionale-emotivo. Basilare è il rapporto che s’instaura tra operatore-utente, il primo deve concentrare le sue energie per risolvere i vari problemi dell’utente e quando ciò non avviene, il lavoro può diventare frustante e sfociare nel Burnout.

Il termine Burnout è inglese e significa “bruciato”inteso come stanchezza per il consumo di troppa energia, resistenza, risorse. Questo termine è stato usato per la prima volta dallo psichiatra tedesco E.kraepelin 1856-1926 sul testo Trattato di psichiatria, egli descrive la situazione dei medici che in determinate condizioni di svantaggio lavorativo come le scarse economie, la difficoltà di raggiungere gli obiettivi prefissati in concomitanza dell’impegno nell’attività lavorativa non gratificata, i medici accusavano un conseguente esaurimento. Col tempo il Burnout viene considerato la sindrome dell’esaurimento emotivo (EE) di depersonalizzazione (DP) e di bassa realizzazione personale (PA). Le cause sono da ricercarsi nella congruenza professionista-cliente e nel contesto in cui si opera.

L’osservazione professionista-contesto lavorativo, consente di dare delle risposte conclusive alle problematiche legate a questa sindrome, individuando un minor rischio di Burnout.

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